THINKER DOT LINKER DOER .

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ANCHORMAN

STAGE.  BROADCAST.  ONLIFE.

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STAGE.  BROADCAST.  ONLIFE.

Prima di ogni conduzione mi piace immergermi nell’identità dell’organizzazione che mi ospita, capire il linguaggio che usano internamente, i valori che stanno cercando di comunicare, la storia di quel momento specifico nella vita dell’azienda. Le persone in sala lo sentono subito se chi conduce sta davvero parlando con loro, e costruire quella connessione autentica tra il palco e la platea è la cosa che trovo più interessante e più difficile di questo mestiere.

STAGE.  BROADCAST.  ONLIFE.

Quello che distingue Renato da un coach  è la capacità di costruire una storia tenendo il filo — non solo il proprio, ma quello di tutta la serata. Gli interventi degli altri speaker, i momenti istituzionali, le premiazioni, i passaggi tecnici: tutto viene letto, cucito e connesso in un racconto unico. Il pubblico non segue una scaletta. Segue una storia.

Mi piace pensare a ogni evento come a un programma con una sua struttura drammaturgica, con un inizio, uno sviluppo e una chiusura che hanno ciascuno una funzione precisa nell’esperienza complessiva di chi è in sala. Oltre a gestire una scaletta, mi interessa lavorare sul ritmo, sulle transizioni, sul modo in cui le persone vengono accompagnate da un momento all’altro, perché è da questi dettagli che dipende cosa resta davvero, alla fine della giornata.

Il mio stile è quello di chi sa stare in entrambe le dimensioni di un evento: quella istituzionale e quella umana. Certi momenti hanno bisogno di peso, di una presenza che comunichi che quello che sta succedendo è importante e merita attenzione. Altri momenti hanno bisogno che qualcuno allenti la tensione, apra uno spazio di leggerezza, lasci che la sala respiri. Mi piace molto questa parte del lavoro — leggere il pubblico mentre sei sul palco, sentire quando è il momento di spingere e quando è il momento di lasciare andare, e adattarsi in tempo reale a quello che la stanza ti sta chiedendo.

Prima di ogni conduzione mi piace immergermi nell’identità dell’organizzazione che mi ospita, capire il linguaggio che usano internamente, i valori che stanno cercando di comunicare, la storia di quel momento specifico nella vita dell’azienda. Le persone in sala lo sentono subito se chi conduce sta davvero parlando con loro, e costruire quella connessione autentica tra il palco e la platea è la cosa che trovo più interessante e più difficile di questo mestiere.

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Renato Geremicca
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